Inchiesta. Bergamo e Treviso: un problema identico, due diverse soluzioni. Parte prima.

C’era una volta una città nel cui centro storico venne progettato un parcheggio multipiano, tramite un project financing con tal ditta Parcheggi Italia. La giunta di centrodestra inserì il progetto nel piano delle opere, la giunta di centrosinistra ereditò la patata bollente. Stiamo parlando di Bergamo, ma stiamo parlando anche di Treviso, due città in cui è avvenuto quasi negli stessi anni una vicenda incredibilmente simile. Abbiamo avuto modo di raccontare tanto attorno al caso Bergamasco. Ma cosa è successo a Treviso?

E’ successo che la giunta del sindaco PD Manildo elabora una “proposta per il consiglio comunale”. In tale proposta la giunta espone diverse ipotesi di risoluzione del problema, sottoponendo in modo trasparente davanti ai consiglieri e alla città le conseguenze. Esamina la possibilità di recedere dal contratto, e presenta il calcolo del rimborso così dovuto al concessionario.

Cosa che come sappiamo a Bergamo non è possibile sapere, per decisione della giunta. Che ritiene di tenere nascosta questa stima. Che convince i consiglieri più riottosi a votare quella per loro è l’unica opzione possibile: costruire il parcheggio, transando una nuova convenzione con il concessionario. Paventando che l’ipotesi della rescissione avrebbe portato ad un costo non sostenibile (e non quantificato) per le casse comunali.

Si dirà: forse a Treviso il contratto permetteva una stima certa della somma, e il contratto di Bergamo invece rende il calcolo meno definibile. Siamo allora andati a confrontare i due contratti. Sorpresa! Sono pressochè identici. Non differiscono di una virgola, in particolare, nel paragrafo “Risoluzione e/o revoca della convenzione”.

Si dirà: a Bergamo Parcheggi Italia era in associazione d’impresa con ATB, società controllata del Comune. Mettersi in causa con ATB avrebbe significato mettersi contro se stessi. Eppure anche a Treviso il parcheggio era proposto da una associazione di impresa, che oltre a Parcheggi Italia aveva tra i sui membri ACTT, la partecipata del comune per i trasporti. Questo non ha impedito di calcolare a cosa si andasse incontro nell’ipotesi di contenzioso.

Quindi ne deduciamo che:

– anche a Bergamo si sarebbe potuto calcolare quanto sarebbe costato rescindere dalla convenzione (altre considerazioni porterebbero a credere che visti i danni provocati dalla ditta nel 2008 il Comune di Bergamo avrebbe potuto richiedere delle penali, invece che essere costretto a pagarle);

– anche ora si potrebbe calcolare quando costerebbe rescindere dalla convenzione allo stato attuale;

– per analogia con il caso di Treviso e analoghi casi già avvenuti a Bergamo (Tangenziale Est), risulta poco credibile pensare che tale scelta non sia una possibilità economicamente sostenibile dalla città;

– aver presentato al consiglio comunale un atto transattivo che ridefinisce la convenzione, invece che una proposta che chiarisce le alternative, rende evidente la considerazione che la giunta Gori ha del consiglio comunale;

– la non volontà di presentare tale calcolo alla città, dopo mesi di richieste, rende evidente la considerazione che la giunta Gori ha dei concetti di trasparenza, democrazia, ascolto dei cittadini.

La vicenda di Treviso, per le sue analogie con Bergamo, ha molte altre cose da insegnare. Leggi la seconda parte dell’inchiesta.