Dai Gori! (reloaded)

A luglio, un videoclip che postammo totalizzò 40.000 visualizzazioni in 24 ore. La contraerea della giunta decollò allarmata, e dovemmo rimuoverlo per problemi di copyright. Signore e signori, ecco a voi il NUOVO videoclip di “Dai Gori!”, 100% immagini autoprodotte o Creative Commons. Buona visione, buon ascolto… buona lotta.

Alessandro Manzoni #noParkingFara

Sconcertati da questa vicenda
del parcheggio di S.Agostino,
preoccupati del grave destino
che ora incombe su questa città,
han firmato: che questa faccenda
non soffochi Bergamo Alta
in un mar di cemento e di malta
e ne offuschi la grande beltà.

Han firmato lassù in Piazza Vecchia
allo stadio, in centro, al mercato,
per fermare l’evento esecrato
dobbiam muoverci ora o mai più.
Han firmato in Piazza Pontida
son venuti dai monti e dal piano
han firmato online e di mano
Ora devi firmare anche tu!

Han firmato già subito in mille
dopo un mese eran quasi seimila
anche adesso fanno la fila
ai banchetti o dietro ai Picì.
Hanno appeso le verdi bandiere
per fermare il parcheggio alla Fara.
La tua mano non sia così avara
Puoi firmare anche i prossimi dì.

Han deciso di edificare
un parcheggio di ben nove piani
compromettono il nostro domani
e il futuro di chi qui vivrà.
Anche tu puoi però far qualcosa
per cambiare la storia e gli eventi.
Fai firmare gli amici e i parenti
per salvare la nostra città.

Dai sostegno a #noparkingfara
stiam lottando per noi e per tutti
la battaglia può dare i suoi frutti.
Ma pensate che triste sarà
chi un domani salendo alla Fara
dovrà dir sospirando: «io non c’era»;
se la #noparkingfara bandiera
sostenuta con noi non avrà.

L’inaudito – di Giacomo Leopardi

Sempre cara m’è Bergamo e il suo colle,
e queste Mura, che su tanta parte
proietta il guardo e il mondo fuori esclude.
Ma se penso al parcheggio, a interminate
fila su per i viali, a sovrumani
strombazzi, ed intensissima puzza,
io non comprendo quale sia lo scopo
di chi oggi le ha in cura. Ascolti intanto
il vero sentir della sua gente, quello
che Città Alta con una sola voce
va ripetendo: sia così in eterno
in tutte le stagioni, accogliente
e viva, e noi con lei. Così è su questa
assurdità che “frana” il pensier mio:
e acconsentir non posso a questo affare.

Canzone di Giorgio Gori

Questa di Giorgio Gori è la storia amara
che inciampò sul parcheggio di via Fara
quando in Città Alta tanto bella
spuntarono le ruspe e una trivella.

Era un sindaco bravo e così bello
per molte cose tanto di cappello
per governar bastavano i sorrisi
ma poi di colpo arrivò la crisi.

Dicono fu per colpa di Scarfone
se non controllò più la situazione
ma certo tutto andò di male in peggio
e solo per quel cazzo di parcheggio

Tirare su un parcheggio a nove piani
correndo il rischio che la Rocca frani,
anche la mamma gliel’aveva detto
non fare sta cazzata, dai Giorgetto.

Adesso non sa più che cosa fare
di mezzo ha le penali da pagare
i cittadini sempre più incazzati
per i TIR e le ruspe in mezzo ai prati.

E aveva il vento in poppa nei sondaggi
non c’era un altro uguale nei paraggi
ma rischia di giocarsi l’elezione
ora che è candidato alla regione.

Questa è la tua canzone Giorgio Gori,
sei ancora a tempo a smettere i lavori
oppure il tuo mandato stai sicuro
finirà per schiantarsi contro un muro

Oppure il tuo mandato stai sicuro
finirà schiantarsi contro un muro.

Il Parcheggio infernale (di Dante Alighieri)

Nel mezzo del cammin della salita
per Città Alta superai le mura
da una splendida porta tripartita
di raffinatissima fattura
che prende il nome da Sant’Agostino.
Varcatala attraverso un’ apertura
proseguii la salita e lì vicino
incontrai poco sopra un grande prato
dove andavo a giocare da bambino.
Si correva dovunque a perdifiato
tirando quattro calci ad un pallone
e d’inverno, se aveva nevicato,
con le palle di neve era l’agone,
tra chi sta in alto e chi sta sul piano
ci si sfidava a singolar tenzone.
A destra c’è il convento agostiniano
sopra uno spalto proprio lì vicino
è un poco vecchio, là, fuori di mano
dietro la chiesa di sant’Agostino.
Ora ci han messo l’universita
e tutto intorno c’è un grande casino
perchè chi viene su dalla città
pare avere la gamba affaticata
nonostante la ben giovane età:
Si usava invero in epoca passata
andare su e giù per il Liceo
facendosi una bella passeggiata
– nel ’68 a volte anche in corteo –
più spesso invece con la fidanzata.
Adesso invece vanno all’ateneo
con le moto di grossa cilindrata,
o in auto, o magari col taxì,
anche per una ragione ormai assodata
che i mezzi pubblici della ATB
o non ci sono o funzionano a rate
di sabato siccome il lunedì.
Ma il peggio viene quando c’è l’estate
perché gli spalti delle nostre mura
da qualche anno sono diventate
una gran serraglio sì da far paura.
Tende, baracche, un enorme cazzeggio,
birra e panini, e tanta spazzatura
e tutto intorno poi è sempre peggio
auto e moto, in ogni maniera
come se fosse un unico parcheggio.
E se una volta almeno per la sera
nel fine settimana, un giorno e mezzo
si era costretti a fare buona cera
al divieto di usare l’ automezzo
la nuova giunta ha liberalizzato
l’accesso delle moto con gran sprezzo
di chi vuol respirare un po’ di fiato
senza trovarsi in un mare di asfalto
in mezzo ad un rumore indiavolato.
Sopra la Fara, sopra questo spalto
un luogo che rimembra un tempo andato
sorge la Rocca, e domina dall’alto
un viale di platani alberato.
In mezzo c’era un parco, per più anni
di uccelli e di animali popolato.
Ora rimangon solo i gravi danni
dell’umana incuria e degli intenti
di distrugger la storia con inganni
Solo per gli interessi dei potenti.
E’ questa una vicenda molto triste
a cui dovremmo tutti stare attenti
seguendo con pazienza tante piste
raccontate con garbo e con facezia
da chi le ha vissute e chi le ha viste.
Tutti sappiamo che non è un’inezia
il riconoscimento dell’UNESCO
alle mura erette da Venezia
un riconoscimento fresco fresco
che tuttavia nasconde un grave fatto
ed assume un aspetto assai grottesco.
Incombe sopra questo manufatto
una vera terribile minaccia
un ennesimo orribile misfatto.
E ancor non si comprende perché giaccia
il sindaco piddino sugli allori
e non si chieda invece con che faccia
possa lasciar procedere i lavori
per uno scempio che per il futuro
sarà sempre imputato a Giorgio Gori.
Stanno edificando un grande muro
per contener la frana che ha causato
il sito della Rocca sì nsicuro
e che era stato provocato
poc’anni orsono da un enorme scavo
poi alla bell’e meglio tamponato.
Era stato un torbido maneggio
per realizzare tra gli ippocastani
un inimmaginabile parcheggio
un ecomostro di ben nove piani
per quattrocento e passa autovetture.
La frana impedì allora che le mani
di alcune losche e torbide figure
sfregiassero per sempre questa piana
compromettendo pure le chiusure
di città alta il fine settimana.
Perché tra le tante novità
di un contratto scritto “all’italiana”
c’è dentro pure questa assurdità
(che poi è il cuore della convenzione)
di lasciar sempre il traffico in città.
Ma cosa strana, l’amministrazione
invece di receder dal contratto
e procedere in causa e con ragione
ha deciso in silenzio quatto quatto
di riprendere subito il progetto
e realizzare il brutto manufatto.
Nove saranno i piani dell’oggetto
nove, come i gironi dell’inferno
e come in quelli, pure qui ci metto
i peccatori a cuocere in eterno.
Al primo piano, il limbo, ci saranno
coloro che si tennero all’esterno
della diatriba, senza posizione
e preferirono restare a galleggiare
salvandosi col voto di astensione.
Nei piani sopra andranno a posteggiare
i golosi i prodighi e gli avari
di soldi e di potere, ed a scalare
avremo poi coloro che in affari
si sono dimostrati i più violenti
distruggendo i beni a noi più cari.
L’ottavo piano è per i fraudolenti
che fecero il misfatto con gli inganni
e per ammanicarsi coi potenti
a noi hanno causato tanti danni.
Ci metto pure i principi dei fori
che in queste cose sguazzano da anni.
Ma al nono piano andranno i traditori
di tutte le promesse elettorali
primo tra tutti metto Giorgio Gori
se non fu lui a causare tutti i mali
certo non volle mantenere il patto
con la città che gli diede i natali.
Eppure credo che da questo anfratto
si potrebbe ancora venir fuori
con un po’ di coraggio e un po’ di tatto.
Fai un gesto forte, caro Giorgio Gori,
difendi la città, e le cose belle
di cui è ricca. Blocca quei lavori,
e andiamo in Fara a contemplar le stelle.