Quale partecipazione?

A latere delle polemiche parcheggio si – parcheggio no che ormai da mesi vedono contrapposti due fronti in città, c’è una richiesta di PARTECIPAZIONE alle decisioni pubbliche che emerge forte e chiara. La giunta oppone ad essa una sempre più timida adesione al principio generale, avocando a sè un presunto percorso di ascolto delle associazioni condotto durante la progettazione del nuovo parcheggio. Percorso che le associazioni sostengono essere stato un mero esercizio di comunicazione preventiva delle intenzioni della giunta senza alcuna considerazione per le posizioni espresse.

Chi ha ragione? Esiste a Bergamo una cultura della partecipazione? E’ possibile al tempo stesso garantire ascolto e trasparenza, mentre si persegue la filosofia decisionista ostentata da questa giunta, ben rappresentata dalle loro “bene o male noi le cose le facciamo”, “io sono stato eletto e io decido”?

Per rispondere alla domanda, cerchiamo dei parametri il più possibile oggettivi che ci guidino dentro il vasto mondo di ciò che si può definire “partecipazione”. Abbiamo trovato un valido aiuto nelle “LINEE GUIDA SULLA CONSULTAZIONE PUBBLICA IN ITALIA”, un documento recentemente pubblicato dal ministero per la semplificazione guidato dalla ministra Madia – oh, quindi, non dal regime di Pyong Yang dal quale NoParkingFara è risaputamente teleguidato, ma dal ministro di un governo della stessa parte politica del sindaco Gori.

“Le Linee guida sulla consultazione pubblica in Italia forniscono i principi generali affinché i processi di consultazione pubblica siano in grado di condurre a decisioni informate e di qualità e siano il più possibile inclusivi, trasparenti ed efficaci.”. Così è presentato il documento. Proprio quello che fa per noi, pensiamo, per entrare nel merito del metodo che NoParkingFara vorrebbe applicato alle scelte di governo della città.

Andiamo quindi a leggere come la pensa il Governo Italiano rispetto a come un’amministrazione pubblica dovrebbe procedere, per operare scelte condivise dalla città o quantomeno trasparenti, come sarebbe auspicabile e come chiediamo da tempo. Mostrando questa analisi elaborata a partire da “casi di partecipazione svolti nell’ambito degli enti locali.”

Ci salta subito all’occhio a pagina 3 il principio: “l’amministrazione promuove e accoglie l’iniziativa dal basso e l’innovazione nei processi consultivi, e sostiene le iniziative di partecipazione dei cittadini”. Ci fa pensare alla risposta di Gori alla consegna delle oltre 6400 firme su una richiesta di assemblea partecipata. Sembra quasi un percorso palindromo: abbiamo realizzato una campagna partecipativa per chiedere…. partecipazione. Bene, di fronte a questa partecipazione civica al quadrato, la risposta “il sindaco sono io e decido io” pare lievemente in contrasto con il “promuove e accoglie” del punto indicato.

Ma andiamo oltre. A pagina 4 si dice: “l’amministrazione deve esplicitamente definire in anticipo come verrà considerato l’esito della consultazione, vale a dire se questo sarà vincolante per le scelte pubbliche o meno”. Ovvero: anche se non obbligatorio, la giunta PUO’ decidere, magari su temi sensibili e che cambiano la faccia della città per molto tempo, di chiedere ai cittadini la loro volontà e di conseguenza ritenere vincolante la decisione! Più o meno come l’effetto di un referendum. Ad esempio, a Bergamo perché non aprire un dibattito sull’opportunità o meno di rendere ZTL la parte alta della città? Non sarebbe una decisione sulla quale i tempi ormai impongono di riflettere, di dibattere?

I punti successivi si concentrano sul tema della chiarezza: “la consultazione e tutta la documentazione informativa a suo corredo devono essere formulate in un linguaggio facile da comprendere”, “devono riportare i dati riguardo chi li ha prodotti, quando e come sono stati elaborati, a quali fonti di dati fanno riferimento”. Ci è facile su queste parole ironizzare sul fatto che, ben prima della difficoltà che si incontra a reperire i documenti e a interpretarli, i documenti dovrebbero esistere: e ben sappiamo che la giunta ha pensato bene di NON far produrre la valutazione dell’avvocatura del comune. La reticenza che mantiene tuttora dopo reiterate richieste fa legittimamente sorgere il dubbio che in quel documento sarebbero riportati dati tali da rendere dubbia la “inevitabilità” delle decisioni prese.

Per amor di patria, viste le premesse, sorvoliamo sul capitolo 3 denominato “trasparenza”. Il capitolo 4 titola “sostegno alla partecipazione”, e inizia con il principio: “l’amministrazione promuove la creazione, al suo interno e con tutti i soggetti coinvolti, di comunità attive e consapevoli capaci di sviluppare un dibattito, on line e off line, maturo e non polarizzato e di formulare proposte e commenti”. Dal che si evince la grande fortuna degli amministratori di questa città i quali, senza aver mosso un dito per stimolare il dibattito sul tema del parcheggio e anzi, dando la sensazione di tenerlo volutamente sottotraccia, si ritrovano una città che chiede a gran voce di prendere parte ai processi. Una gran fortuna. Se fosse colta.

Sotto alla voce imparzialità si raccomanda che “l’amministrazione deve essere guidata esclusivamente da interessi espliciti e dichiarati durante l’intero processo di consultazione” ( ma come fanno gli interessi ad essere espliciti quando troppi dati sono “impliciti”, ovvero nascosti o assenti?).

Particolare attenzione è da riporre al punto “la platea dei soggetti chiamati a partecipare alla consultazione deve comprendere tutti i potenziali interessati alla materia oggetto di consultazione, sia quelli interessati direttamente che indirettamente dalla decisione pubblica”. Risuonano le parole che ci sono state date in tutta risposta alla petizione: “Ora dovremmo fermare tutto solo perché ce lo chiedete voi”. Ignoranza o mistificazione? NoParkingFara nella sua petizione, che è pubblica, chiede un’”assemblea pubblica”, ovvero un processo aperto, come illustra il punto riportato, a tutti i soggetti che sulla questione hanno qualcosa da dire. Nel caso specifico, residenti, commercianti, associazioni di categoria inerenti al turismo, ai beni culturali, alle politiche ambientali…. Si sente il parere di TUTTI, ci si confronta, si cercano soluzioni condivise. Non è una prova di forza di una parte della città, ma non lo deve essere, parimenti, di una parte politica (o di un politico) soltanto.
Tali principi vengono ribatti al punto 7: “l’amministrazione, in funzione della portata della consultazione, accoglie i bisogni di tutte le categorie dei potenziali interessati e prevede le opportune misure per permettere la loro partecipazione, riconoscendo il valore intrinseco di ciascun contributo”.

Su questi temi NoParkingFara si è confrontata con numerosi comitati di cittadini indipendenti presenti sul territorio di Bergamo. Con essi si è condiviso il bisogno e la volontà di richiamare la città alla necessità di dotarsi di strumenti partecipativi diversi / integrativi rispetto a quelli attivati nell’ultimo periodo. E di contrastare un certo stile “decisionista” che procede sordo e cieco alle voci civiche che da ogni dove si levano ad esprimere contrarietà, o anche solo a voler condividere punti di vista che, se accolti, arricchirebbero il dibattito e la gestione della città.
Per questo è convocata una manifestazione il giorno sabato 23 settembre: partecipando, si chiede partecipazione. Come diceva Margaret Mead, “Non dubitare mai che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata.”