Il Parcheggio infernale (di Dante Alighieri)

Nel mezzo del cammin della salita
per Città Alta superai le mura
da una splendida porta tripartita
di raffinatissima fattura
che prende il nome da Sant’Agostino.
Varcatala attraverso un’ apertura
proseguii la salita e lì vicino
incontrai poco sopra un grande prato
dove andavo a giocare da bambino.
Si correva dovunque a perdifiato
tirando quattro calci ad un pallone
e d’inverno, se aveva nevicato,
con le palle di neve era l’agone,
tra chi sta in alto e chi sta sul piano
ci si sfidava a singolar tenzone.
A destra c’è il convento agostiniano
sopra uno spalto proprio lì vicino
è un poco vecchio, là, fuori di mano
dietro la chiesa di sant’Agostino.
Ora ci han messo l’universita
e tutto intorno c’è un grande casino
perchè chi viene su dalla città
pare avere la gamba affaticata
nonostante la ben giovane età:
Si usava invero in epoca passata
andare su e giù per il Liceo
facendosi una bella passeggiata
– nel ’68 a volte anche in corteo –
più spesso invece con la fidanzata.
Adesso invece vanno all’ateneo
con le moto di grossa cilindrata,
o in auto, o magari col taxì,
anche per una ragione ormai assodata
che i mezzi pubblici della ATB
o non ci sono o funzionano a rate
di sabato siccome il lunedì.
Ma il peggio viene quando c’è l’estate
perché gli spalti delle nostre mura
da qualche anno sono diventate
una gran serraglio sì da far paura.
Tende, baracche, un enorme cazzeggio,
birra e panini, e tanta spazzatura
e tutto intorno poi è sempre peggio
auto e moto, in ogni maniera
come se fosse un unico parcheggio.
E se una volta almeno per la sera
nel fine settimana, un giorno e mezzo
si era costretti a fare buona cera
al divieto di usare l’ automezzo
la nuova giunta ha liberalizzato
l’accesso delle moto con gran sprezzo
di chi vuol respirare un po’ di fiato
senza trovarsi in un mare di asfalto
in mezzo ad un rumore indiavolato.
Sopra la Fara, sopra questo spalto
un luogo che rimembra un tempo andato
sorge la Rocca, e domina dall’alto
un viale di platani alberato.
In mezzo c’era un parco, per più anni
di uccelli e di animali popolato.
Ora rimangon solo i gravi danni
dell’umana incuria e degli intenti
di distrugger la storia con inganni
Solo per gli interessi dei potenti.
E’ questa una vicenda molto triste
a cui dovremmo tutti stare attenti
seguendo con pazienza tante piste
raccontate con garbo e con facezia
da chi le ha vissute e chi le ha viste.
Tutti sappiamo che non è un’inezia
il riconoscimento dell’UNESCO
alle mura erette da Venezia
un riconoscimento fresco fresco
che tuttavia nasconde un grave fatto
ed assume un aspetto assai grottesco.
Incombe sopra questo manufatto
una vera terribile minaccia
un ennesimo orribile misfatto.
E ancor non si comprende perché giaccia
il sindaco piddino sugli allori
e non si chieda invece con che faccia
possa lasciar procedere i lavori
per uno scempio che per il futuro
sarà sempre imputato a Giorgio Gori.
Stanno edificando un grande muro
per contener la frana che ha causato
il sito della Rocca sì nsicuro
e che era stato provocato
poc’anni orsono da un enorme scavo
poi alla bell’e meglio tamponato.
Era stato un torbido maneggio
per realizzare tra gli ippocastani
un inimmaginabile parcheggio
un ecomostro di ben nove piani
per quattrocento e passa autovetture.
La frana impedì allora che le mani
di alcune losche e torbide figure
sfregiassero per sempre questa piana
compromettendo pure le chiusure
di città alta il fine settimana.
Perché tra le tante novità
di un contratto scritto “all’italiana”
c’è dentro pure questa assurdità
(che poi è il cuore della convenzione)
di lasciar sempre il traffico in città.
Ma cosa strana, l’amministrazione
invece di receder dal contratto
e procedere in causa e con ragione
ha deciso in silenzio quatto quatto
di riprendere subito il progetto
e realizzare il brutto manufatto.
Nove saranno i piani dell’oggetto
nove, come i gironi dell’inferno
e come in quelli, pure qui ci metto
i peccatori a cuocere in eterno.
Al primo piano, il limbo, ci saranno
coloro che si tennero all’esterno
della diatriba, senza posizione
e preferirono restare a galleggiare
salvandosi col voto di astensione.
Nei piani sopra andranno a posteggiare
i golosi i prodighi e gli avari
di soldi e di potere, ed a scalare
avremo poi coloro che in affari
si sono dimostrati i più violenti
distruggendo i beni a noi più cari.
L’ottavo piano è per i fraudolenti
che fecero il misfatto con gli inganni
e per ammanicarsi coi potenti
a noi hanno causato tanti danni.
Ci metto pure i principi dei fori
che in queste cose sguazzano da anni.
Ma al nono piano andranno i traditori
di tutte le promesse elettorali
primo tra tutti metto Giorgio Gori
se non fu lui a causare tutti i mali
certo non volle mantenere il patto
con la città che gli diede i natali.
Eppure credo che da questo anfratto
si potrebbe ancora venir fuori
con un po’ di coraggio e un po’ di tatto.
Fai un gesto forte, caro Giorgio Gori,
difendi la città, e le cose belle
di cui è ricca. Blocca quei lavori,
e andiamo in Fara a contemplar le stelle.