Inchiesta. Bergamo e Treviso: un problema identico, due diverse soluzioni. Parte seconda.

Ricordate l’inchiesta che abbiamo pubblicato qualche settimana fa, in cui mostravamo come la nuova giunta della città di Treviso si fosse trovata come a Bergamo, con il progetto di un parcheggio indesiderato nel cuore della città? (la potete trovare qui: https://noparkingfara.it/inchiesta-bergamo-treviso-un-prob…/ ). Ricorderete che il sindaco PD Manildo presentò in consiglio comunale il calcolo degli indennizzi da riconoscere alla ditta in caso di rescissione del contratto – atto di trasparenza che a Bergamo misteriosamente non è dato.

Proseguiamo con la disamina dell’accaduto nella città Veneta, cercando analogie e differenze con il caso orobico. Se pensate che a Treviso si sia poi andati in giudizio, sbagliate. La trasparenza nel calcolo degli indennizzi è stato il primo passo. Il secondo è stato disegnare una politica della mobilità in netta discontinuità con la giunta di centrodestra precedente. Manildo infatti istituisce la pedonalizzazione del centro cittadino. E forte di questa decisione, impugna la convenzione appellandosi al punto che dice che nel caso in cui l’amministrazione “decidesse, per gravi motivi di pubblica utilità di chiudere, per certe fasce orarie l’accesso a Piazza della Vittoria, la presente convenzione deve essere rinegoziata tra le parti”. E tratta con Parcheggi Italia una modifica della convenzione. Che cancella il parcheggio del centro – in questo quadro, inutile – per prevederne altri due, di dimensioni inferiori, esterni al centro.

Anche a Bergamo si è passati da una politica di mobilità immaginata dal centrodestra a quella governata dal centrosinistra. Ma, almeno nelle politiche di accesso alla città alta, le differenze vanno in senso opposto alla direzione trevigiana. Da noi, sotto Gori, il parcheggio è addirittura diventato aperto ai mezzi privati di chiunque, non solo dei residenti. La ZTL non si farà né ora né per i prossimi 29 anni. E, stando ai dati del Piano Economico del progetto, il traffico privato è destinato addirittura ad aumentare per garantire il profitto del gestore privato.

Analizzando la convenzione Bergamasca, essa contiene la stessa identica possibilità per l’amministrazione di “chiudere l’accesso a città alta” con la stessa identica possibilità di rinegoziazione della stessa. Le parole sono identiche. Anche il vincolo che all’art. 9 prevedeva l’accesso permanente al parcheggio da via Maironi da Ponte, trova parallelo nella convenzione trevigiana che impegnava il Comune di Treviso a “garantire l’accesso delle autovetture a Piazza della Vittoria, in modo che il parcheggio in struttura sia liberamente accessibile e raggiungibile”. Quello che da noi si dice insomma che avrebbe legato le mani a chi avesse desiderato soluzioni diverse, non è stato ostacolo per altri per ridiscutere totalmente il progetto.

Dopodiché, per quel che ne sappiamo anche uno dei parcheggi alternativi a Treviso è discusso, per via del fatto che insisterebbe su un’area archeologicamente sensibile. A riprova del fatto che a monte la sudditanza delle amministrazioni che si legano a privati con strumenti di project financing antepone i profitti di pochi alla tutela dei beni comuni. Però appare evidente che a Bergamo si sono raccontate fin qui tante frottole, per giustificare le scelte fatte dalla giunta Gori. Dietro alle quali c’è, nel migliore dei casi, pavidità. E nel peggiore, una identità di vedute tra tutte le giunte che si sono succedute negli ultimi 15 anni in città rispetto al tema della mobilità privata verso la città alta.

Riferimenti:
Convenzione Comune di Bergamo
Convenzione Comune di Treviso
Proposta di deliberazione per il Consiglio Comunale di Treviso